C’è questo gruppo di amici, che poi è ciò che resta della compagnia di venti e più elementi di quando ero ragazzina.
Con questo gruppo, principalmente composto da coppie, riusciamo a incontrarci tipo due/tre volte l’anno, di solito in occasione di una cena.

Essendo noi il nucleo familiare più numeroso, ovvero una delle uniche due coppie che ad oggi ha procreato, ne consegue che siamo quelli con l’appartamento più grande. Che la nostra sala ospiti a stento un tavolo 12 posti è un dettaglio: è la metratura dell’appartamento che conta.

Ne consegue che almeno una volta all’anno la cena sia a casa patopa, e che la cuoca d’eccezione sia SdG, che per l’occasione accantona ogni ostilità nei confronti del piano cottura e si improvvisa chef.

SdG, che per tre giorni ha cercato di sopperire all’assenza natalizia di Katia cercando di dare a casa patopa un aspetto dignitoso e accogliente, ieri si è dilettata nell’arte culinaria, dopo aver preventivamente:
a) spedito Dani dalla zia dal giorno prima fino a sera
b) accordato a Samu libero accesso all’archivio di cartoni in dvd
c) incoraggiato Frank ad assumersi le sue responsabilità di genitore single di Patop-X

Seguono note a memoria della serata (chi frequenta Twitter ha potuto già avere qualche anteprima):

1) affettare le melanzane ad altezza di 2 mm con un coltello da macellaio non è cosa da tutti, di certo non da SdG. Procurarsi al più presto quell’attrezzo inutilissimo affetta verdure che vendono alle fiere.

2) fare il pane con farina senza glutine non è la stessa cosa che fare il pane punto e basta.
Appendice a) se seguendo l’apposita ricetta invece di una palla vien fuori una crema, non limitarsi ad aggiungere farina come se piovesse ma integrare con lievito in proporzione
Appendice b) se dopo aver aggiunto farina come se piovesse e lievito in proporzione ne risulta comunque una palla di piombo, rinunciare all’idea che essa possa lievitare in questa vita e lanciarla nel cassonetto senza esitare
Appendice c) procurarsi al più presto nuova bilancia elettronica da cucina
Appendice d) procurarsi al più presto pane senza glutine preconfezionato.

3) invitare amici a cena senza contemplare l’uscita di scena dei patopi è certamente nobile gesto. Che poverini, una volta che invitiamo qualcuno, almeno che si godano il clima festaiolo. In questo caso però prendere consapevolezza del fatto che ogni argomento di conversazione sarà sovrastato da frasi come “mamma, ho sete” “mamma non mi piace, lo mangi tu?” “mamma ho pestato un involtino, mi cambi le calze?” “mamma, mi scappa la cacca!” a ritmo serrato.

4) alla frase di congedo “dovremmo farle più spesso, queste cene…” rispondere con sorriso smagliante e faccia come il culo “certo, perché no! facciamo da voi la prossima volta?”

5) rivedere la lista di amici da invitare. Che c’è stato chi ha portato vino e panettoni, ma anche chi s’è presentato con pacchetti e regalini, li ha esibiti per un determinato lasso di tempo sopra al tavolo, li ha fatti sparire nuovamente dentro alle borse e li ha infine consegnati ai vari destinatari – nessuno dei quali membro della famiglia patopa – nell’oscurità del parcheggio sotto casa.
Per fortuna che i patopi non ci hanno fatto caso.
SdG però sì.

ps: SdG col tempo migliora. Pane senza glutine a parte, le pietanze sono tutte ottimamente riuscite.

pps: ricordarsi anche di evitare uscite sconvenienti tipo “ragazzi voi che fate per l’Ultimo? Noi saremmo anche senza bimbi, ma non abbiamo nessun programma”, a meno che non si sia disposti a ricevere come risposta un silenzio raggelante. Quando si dice gli amici.