Il Sondaggione

I sondaggi, i gemellaggi... e altro che verrà.

Il Sondaggione

Messaggioda tuttodoppio+1 » 27/12/2009, 7:04

Qualche giorno fa sono entrata in un forum in cui si disquisiva a proposito della consuetudine di acquistare/utilizzare oggetti e, soprattutto, abbigliamento di seconda mano. Ero lì per promuovere il Mercatino e mi sono soffermata a leggere le varie opinioni, molto contrastanti le une con le altre.

Da tutto ciò è emerso che:

La prima ragione per la quale molte persone non indosserebbero, ne farebbero indossare ai figli abbigliamento di seconda mano, è legata a un fattore igienico. Un capo usato non è pulito, questo è quanto.
Secondo il mio modesto parere, questa credenza è piuttosto infondata. E’ chiaro che se si acquista una tutina da neonato in un negozio di articoli di seconda mano e la si infila in una lavatrice insieme alla sua bella dose di additivo disinfettante, questa ne uscirà certamente igienizzata (l’ambiente non ringrazia, ma tant’è).

Le due volte in cui ho soggiornato al reparto maternità dell’ospedale, ho visto fior fior di tutine nuove, con tanto di etichette, uscirsene da valigie e pacchetti regalo ed essere immediatamente indossate ai neonati. Ma sappiate che l’etichetta dà solo la parvenza di pulizia e igiene, perché è ovvio che una tutina appesa in un negozio non solo è stata toccata da chi ha etichettato il capo e dalle commesse, ma anche dalle decine di mani di nonne e future mamme che l’hanno presa, guardata e riposta sull’appendiabiti, magari è pure caduta in terra più volte. Candide che fossero, quelle tutine erano tutto fuorché asettiche.
E’ infatti buona norma, sempre, anche se si è adulti, lavare i capi d’abbigliamento nuovi, prima di indossarli, anche solo per eliminare le tracce di additivi e coloranti ancora presenti nei tessuti.

E ancora: chi, andando al ristorante, pensa che il suo piatto, il suo bicchiere, le sue posate sono stati usati in precedenza da altre persone? Come per gli asciugamani, da parrucchiera e estetista, o i bavaglini di serie negli asili, o gli abiti di scena di attori, presentatori e showgirl. Cos’è, questi articoli sono forse “meno usati”?

Mi viene un pò da ridere se ripenso a una mia parente acquisita, la quale tempo fa cercava una cesta da neonato per la nipotina in arrivo.
Mia mamma ha la passione per questi oggetti, quando ne trova una la sfodera, la lava con cura, la fa rifoderare da una sarta con un tessuto diverso e ne escono sempre dei piccoli capolavori. Ma quando abbiamo accennato alla suddetta parente la possibilità di farle avere una di queste ceste, lei ha arricciato il naso e ha esclamato “per carità, chissà chi c’è stato dentro!”.
Ah beh. Con tutta probabilità un Alien, meglio non correre il rischio.

Un’altra ragione per la quale non si acquistano indumenti usati, è legata all’aspetto dei medesimi: un capo, quando è di seconda mano, di solito si nota. E questo in parte è vero.
Io ho utilizzato per i miei tre bambini moltissimi capi passati da una nostra cugina. Ma mentre quelli di piccola taglia erano praticamente perfetti, man mano che cresceva l’età dei bambini aumentava il numero di maglie e pantaloni che avevano risentito dei frequenti lavaggi: colori spenti, tessuto irrigidito, piccole lesioni. Così ho iniziato a fare un pò di selezione, usando quelli un pò sciupati come cambio per l’asilo, o per stare in casa.

La cosa è normale, i bambini crescendo si muovono di più, esplorano, si infangano, si macchiano in continuazione. Inoltre, mentre una tutina da neonato è utilizzata per poco più di un paio di settimane, una felpa taglia 4 anni può andare bene anche per un intero anno scolastico.

Ma questo è un fenomeno che non riguarda tutto il guardaroba dei bambini: spesso vengono acquistati capi che poi sono utilizzati pochissime volte: è il caso, ad esempio, di impermeabili per la pioggia, camicie (belle, per carità, ma scomode per dei bambini), costumi di carnevale, abiti “eleganti”, maglioni e molto altro ancora.

Proviamo ad estendere il discorso all’attrezzatura per bambini, e qui riporto il caso del mio passeggino. Quando aspettavo i gemelli, mia madre ha provato in ogni salsa a persuadermi di provare a cercare qualcosa di seconda mano. Ecco, per me la cosa non esisteva proprio. Io volevo un passeggino bello, resistente e sicuro, insomma, nuovo. Ho comprato un gemellare a trenino molto famoso, quello che quasi tutti i genitori di gemelli acquistano come primo passeggino. Con esso ho acquistato ovetti per auto, borsa, parapioggia, ho speso un capitale e sono stata anche molto felice di farlo.

Dopo neanche sei mesi ho messo l’annuncio di vendita su eBay: per carità, gran passeggino, ma scomodo, enorme, ingombrante e pesantissimo. L’ho venduto per meno di un terzo del suo valore, e dopo aver passato in lavatrice tutte le fodere nessuno avrebbe detto che si trattava di un passeggino usato. Per forza, praticamente non lo era.

Il secondo passeggino che abbiamo preso (sempre nuovo, in questo io sono recidiva) è stato usato fintanto che i gemelli non hanno smesso di utilizzarlo. Quello è stato venduto da un negozio di articoli usati a circa un decimo del suo valore. Strutturalmente era ancora perfetto, mentre l’aspetto aveva risentito del sole e dei lavaggi. L’ho portato al negozio perché sapevo che una mamma di tre gemelli ne stava cercando proprio uno di quel tipo, ma voleva spendere il meno possibile.

Quindi: è vero che un articolo usato può non essere in perfette condizioni, ma a questo si fa fronte semplicemente facendo un minimo di selezione, in base alle proprie esigenze.

Infine, e qui si va per la maggiore, l’ultima ragione che impedisce a una persona anche solo di valutare lontanamente l’acquisto di articoli usati, specie se indumenti, è prettamente ideologica. Ok, costa meno, ok, sembra nuovo, ok, è pulito, ma chissenefrega, io a mio figlio faccio indossare solo polo di Ralph Lauren.
Oppure: piuttosto compro dai cinesi o ai grandi magazzini, ma rigorosamente nuovo.

Qui c’è poco da fare: è una scelta e come tale va rispettata. Io, ad esempio, se trovassi una giacca di pelle usata e mi piacesse molto (adoro le giacche di pelle, e le amo anche di più se hanno un aspetto vissuto) non esiterei ad acquistarla, l’ho già fatto in passato.
Tuttavia ho il limite delle scarpe: amo gli stivali di pelle di qualunque tipo, bassi e col tacco, lucidi e scamosciati, ma non ne comprerei mai un paio usati, mai e poi mai.
E’ che per me la scarpa è l’accessorio più intimo subito dopo le mutande e le calze, inoltre amo l’odore delle scarpe nuove (e chi non lo ama).
E’ però ovvio che se domani venisse un’alluvione e la mia casa andasse distrutta, e non avessi più nulla se non una tuta e un paio di ciabatte, farei i salti di gioia se qualcuno mi regalasse un paio di stivali.

Quindi, per concludere, è palese che molto dipende anche dalle proprie condizioni economiche: uno stipendio da operaio precario in una famiglia di cinque persone è una cosa, due stipendi da dirigente d’azienda in una famiglia di tre, è un’altra.
Posso capire benissimo l’imprenditore che si smazza da mattina a sera (è un esempio, eh, capirei anche l’imbianchino) e come requisito minimo pretende di potersi comprare quello che gli pare e dove gli pare, preferibilmente qualcosa che lo faccia sentire bello, magari qualcosa di prestigioso, molto fico e, soprattutto, molto firmato.

A questo link troverete, subito dopo il post riportato sopra, anche un sondaggio a risposta chiusa (possibilità di più risposte) dal titolo: Acquistereste articoli di seconda mano, se in buone condizioni?

Siete invitati a partecipare al sondaggio, anche (eventualmente) integrando la vostra risposta nello spazio dedicato ai commenti.
Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli. (Proverbio Masai)
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